Rotterdam, Olanda, 1586
In una mattina piovosa, alle luci dell’alba, quando intorno non v’era altro suono che quello della pioggia e d’una partoriente, in un quartiere povero ai margini della città portuale, venne alla luce il figlio di un uomo imbarcato già da 6 mesi sul mercantile Heemskerk. Al neonato fu dato il nome di Frederick Vanderdecken. La storia dell’Olandese Volante comincia da qui.
Il giovane Frederick non vide mai suo padre il quale non fece più ritorno a casa. All’età di 15 anni egli abbandonò la madre, che da sola era riuscita a sfamarlo, pur nella povertà cui eran destinati gli umili del tempo, per salpare su una nave come marinaio semplice seguendo così le orme di quel padre che per destino non conobbe mai.
Egli imparò in fretta la vita di bordo, ed era più il tempo che trascorreva in mare che quello che passava sulla terra ferma. Passarono gli anni e la sua esperienza aumentò. All’età di 23 anni divenne ufficiale in seconda di una nave da carico, ma solo nel 1619 venne contattato dalla VOC, la compagnia olandese delle Indie Orientali, divenendo il capitano di una nave che sarebbe divenuta sua…sua per l’eternità!
Il suo compito era di partire dall’Europa Settentrionale per giungere nelle colonie olandesi dell’India, superando Capo di Buona Speranza, in Sud Africa. Era il 1620 allorquando accadde l’imprevedibile.
Capo di Buona Speranza,
sulla nave della VOC, comandata dal Capitano Frederick Vanderdecken si poggia, maestoso, un albatro.
Bianco, con ali enormi, l’albatro proveniva da un’isola di ghiaccio, staccatasi dal continente antartico e persa alla deriva nel mare che separa quello dalle coste del Sud Africa. Il maestoso animale s'adagiò sul bompresso di prua, vicino al punto in cui da questo si dipartono gli stralli delle vele di trinchetto. Immobile, fissava l'orizzonta davanti a se, come se alle sue spalle non ci fosse nessuno.
Alle spalle dell'albatro, invece, i marinai interruppero ogni operazione per fissarlo. Attorno il silenzio, rotto solo dal vento che spingeva la nave verso l'Oceano Indiano. Che quello non fosse un momento come tanti, che quello non fosse un animale come tanti, lo si avvertiva.
I marinai, forse, hanno più occhio degli altri uomini per questo genere di cose.
"E' un albatro!"
"Si dice - disse l'anziano mozzo della nave della VOC - che quando un albatro si poggia su una nave, benedica essa e il suo equipaggio"
"Speriamo sia così, vecchio! - disse un altro marinaio - dista ancora molto per l'India!"
"Non preoccuparti! Con la fortuna che ti ritrovi, anche se la nave dovesse affondare tu riusciresti a salvarti"
"E come potrebbe? Ahah!"
"A nuoto! Che domande!"
L'albatro non parve interessato all'ilarità dei marinai, continuò a fissare con sguardo severo il mare e il cielo di fronte alla nave.
"Io invece - disse il più prepotente e arrogante dei marinai - ho sentito dire che questi animali vadano ricacciati da dove sono venuti, poiché maledetti!"
"Ma cosa stai dicendo?" rispose a tono un altro.
Senza proferir parola, il superbo marinaio manifestò il suo poco rispetto, e timore, per la natura prendendo in mano l'arco, e armandolo, rivolgendo la freccia verso l'albatro, ancora immobile sul bompresso di prua.
"Sta fermo!"
"Posa quell'arco!"
"Chiamate il capitano!"
Prima che il capitano Frederick Vanderdecken potesse decidere del comportamento del suo uomo, questi aveva già scoccato la sua freccia. Solo allora l'albatro sembrò girarsi, prima di essere colpito ad un fianco, di barcollare e d'agitare le sue ali. Poi morì, e cadde in mare. Quello che i marinai non sapevano, quello che nessuno sapeva, è che l'albatro altri non era se non la forma che lo spirito di una divinità del mare aveva deciso di prendere.
Il cielo diventò d'un tratto buio.
Nell'oscurità, rotta solo da una lama di luce che attraversava la colonna di nuvole che si stagliava al di sopra della VOC, qualcosa d'imprevisto e terribilmente meraviglioso si manifestò agli occhi dei marinai: una coltre di nebbia delimitò un luogo nel mare la cui acqua si ghiacciò all'istante; tutt'intorno nacquero montagne di ghiaccio, unica cosa visibile oltre la nebbia.
La nave del capitano Friederick Vanderdeken fu sospinta verso il ghiaccio al di là della nebbia e qui fermò la sua corsa.
Il capitano aveva già raggiunto gli altri, e come gli altri cercò di capire cosa stesse accadendo. Una musica leggera, ma dal sapore di morte, fu udita dallo sciagurato equipaggio. D'improvviso apparvero di fronte alla VOC, bellissime, due donne che con tocco leggero suonavano l'arpa.
Il lettore non si faccia ingannare dalla loro bellezza, poiché esse erano tanto belle quanto pericolose: rispondevano al nome di Morte e Morte in Vita. Il vecchio mozzo le riconobbe grazie alle storie di vecchi uomini di mare, e iniziò a tremare e urlare, e le sue grida spaventarono ancora di più gli altri marinai. Il capitano allora invitò tutti alla calma, con forza. E vi fu silenzio.
Le due donne smisero di suonare e si girarono verso la nave. Una di loro prese in mano due dadi e li trasse; quei dadi avrebbero deciso la punizione del capitano e del suo equipaggio, colpevoli tutti, anche solo moralmente, di aver ucciso l'albatro, reincarnazione di un dio del mare.
Morte e Morte in Vita stavano giocando una partita a dadi da cui dipendevano le sorti dei marinai. Le due entità si stavano giocando l'anima dei marinai stessi!
Morte vinse le anime di tutto l'equipaggio, Morte in Vita vinse quella del solo capitano, il quale ebbe solo il tempo di veder morire d'un colpo quaranta uomini che fino a quel momento avevano navigato con lui, non sapendo ancora che i suoi occhi erano destinati a vedere il succedersi dei secoli e dei milleni, ricordando per sempre quel tragico momento.
La nube e i ghiacci che avvolgevano la VOC scomparvero così com'erano apparse, e così fecero anche le due donne.
La nave della compagnia olandese delle indie orientali divenne eterna, come il suo capitano, destinata a vagare in mare senza mai poter toccare terra. E questa era una maledizione ben peggiore della sola morte.
Da quel momento in poi, coloro che incontrarono per sbaglio questa nave fantasma la ribattezzarono "L'Olandese Volante", ad indicare, insieme, la nave ed il suo capitano.